Aggiornamenti all’11.06.2010 sulla situazione nella regione dei Grandi Laghi Africani.

Il 9 novembre 2009 il “Corriere della Sera” pubblica un articolo a firma di Massimo Alberizzi che riporta le accuse mosse nei confronti di due sacerdoti italiani nella diocesi di Bukavo, in R. D. Congo, contenute in un rapporto degli esperti nominati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che accuserebbero i due missionari saveriani di aver finanziato gruppi paramilitari hutu responsabili di efferati massacri nel Kivu. Nemmeno un mese dopo sono pubblicate testimonianze e dichiarazioni che provano a far chiarezza, come ad esempio l’esistenza di un ambiguo personaggio che, spacciandosi per prete, ha avvicinato i missionari trascinandoli in un perverso meccanismo volto a fabbricare indizi x comprometterli. Inoltre i presunti finanziamenti ai ribelli si è scoperto trattarsi di meno di 2.000 euro dirottati per l’acquisto di tende su un conto ed una banca in seguito rivelatisi inesistenti. Anche i presunti contatti trai preti e il presidente del Fronte democratico per la liberazione del Ruanda, Ignace Murwanashyaka, sembrerebbero adesso scagionare i religiosi, che nelle email scambiate con Murwanashyaka tentavano soltanto di reperire informazioni su alcune stragi di civili compiute nel territorio della diocesi. Davide Malacaria nel suo articolo definisce questa situazione “una polpetta avvelenata data in pasto agli esperti Onu”, ma la notizia è lasciata cadere dai grandi media, e nessun importante quotidiano nazionale la rilancia. Sembra quasi esistere una sorta di filtro invisibile nei centri media, per cui tutto ciò che sposa tesi diverse da quelle veicolate dal governo ruandese, non riesce ad andare oltre alcuni organi di informazione indipendenti, mentre le tonanti accuse di persecuzione contro revisionisti e ideologi tacciati di negazionismo del genocidio da parte del presidente e del suo portavoce Loise Mushikiwabo, fanno il giro del mondo attraverso le principali agenzie di stampa internazionali. Perfino Nicolas Sarkozy è costretto recentemente dalle pressioni del governo ruandese, a fare mea culpa sull’interruzione dei rapporti diplomatici con il regime di Kigali in seguito all’inchiesta di un giudice francese mirata ad incriminare il Fronte Patriottico Ruandese dell’attentato del ’94 all’aereo presidenziale di Habyarimana, conclusasi con un ribaltamento delle accuse nei confronti dell’enturage estremista hutu dell’allora presidente accusato di aver prodotto false intercettazioni create ad arte per incolpare i tutzi dell’attentato. E qui entrano in gioco i ruoli svolti dai servizi segreti francesi e belgi in quell’occasione… e le acque si intorbidiscono ancor di più. Proveremo, nei prossimi mesi, con l’aiuto dei volontari che vorranno collaborare, a fare un po’ di chiarezza scavando tra le notizie alla ricerca di un qualcosa che si avvicini il più possibile alla verità dei fatti.

Nella primavera 2010 si è saputo delle violenze e dell’arresto della leader del partito d’opposizione ruandese, apparentemente senza motivo, oltre all’arresto per aver preso parte al genocidio, della vedova del presidente assassinato nel ’94. E’ del 2 giugno 2010 la notizia di almeno 19 morti in Congo in seguito ad un attacco dei ribelli hutu ruandesi delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda contro l’esercito congolese nel nord-Kivu. Il 7 giugno 2010 la portavoce e Ministro degli Esteri del governo del Ruanda dichiara: “I revisionisti e gli ideologi che speculano sulla negazione del genocidio saranno perseguiti e imprigionati”. Questo il commento dopo la negazione della liberà provvisoria a Peter Erlinder, studioso americano detenuto in Ruanda e accusato di promulgare teorie revisioniste sul genocidio del 1994.

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