Dove vanno a finire i soldi della cooperazione internazionale?

XXXVI FESTA DELLA MONDIALITÀ – Prato, 8 dicembre 2010

Dove vanno a finire i soldi della cooperazione internazionale? Quello era l’argomento dell’ultima festa della mondialità che il “movimento Shalom onlus” e i soci della locale sezione hanno organizzato a Prato. Erano stati invitati a rispondere Sandro Cappelletto (giornalista de “La Stampa”), Lucia Ferrari (giornalista RAI), Simon Mbatshi Batshia (governatore Bas-Congo); moderava mons. Andrea Pio Cristiani (fondatore del movimento) alla presenza di un buon numero di soci e volontari i quali hanno animato un interessante dibattito. In qualità di presidente, ho introdotto la conferenza e fatto alcune considerazioni sulle tematiche dibattute.

Ci possono essere varie forma di cooperazione, cioè modi diversi di lavorare insieme ai governi e alla gente più bisognosa.

Un primo aspetto è distinguere fra la cooperazione diciamo “passiva” che si limita alla riduzione oppure all’annullamento del debito verso i paesi in via di sviluppo (PVS) e la cooperazione “attiva” che si caratterizza con progetti di sviluppo concreti. Entrambe possono avere un lato positivo e uno negativo.

La forma “passiva” ha valore se le risorse finanziarie scaturite dalla riduzione del debito sono investite per lo sviluppo del paese povero ma diventa inutile quando quei soldi non vengono utilizzati, sono investiti in guerre o in progetti-fantasma, finiscono per soddisfare interessi personali.

La cooperazione attiva presenta un lato positivo se i programmi di sostegno e di sviluppo sono attuati con il pieno consenso e l’adesione delle popolazioni locali, nel rispetto della loro cultura e dell’ambiente: è il modello seguito dal nostro movimento; l’aspetto negativo riguarda le iniziative imposte secondo i nostri schemi di vita col rischio di cadere in una nuova forma di colonizzazione.

Un secondo aspetto è capire quanti soldi, destinati alla cooperazione, arrivano ad essere utilizzati e quanti invece sono dispersi nella macchina delle strutture di cooperazione, dalle più grandi (ONU e stati membri, UE, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, altri) alle più piccole (associazioni onlus, ONG, volontariato) oppure nella preparazione, gestione e realizzazione dei progetti stessi.

Va poi sottolineato che gli stanziamenti programmati in diverse sedi internazionali sono elargiti in minima parte e in tempi molto lunghi, in particolare quelli legati ai singoli governi nazionali sempre alle prese con problemi di bilancio, agitati da governanti e da politici che riempiono le loro giornate di chiacchiere inutili,  anzi dannose, e non hanno il coraggio di fare scelte coraggiose e di evitare gli sprechi, perseverando nello sperpero del denaro pubblico per alimentare, ingrandendola ad ogni mandato elettorale, la macchina amministrativa e facendola diventare una voragine immensa che divora soldi a scapito delle vere necessità della società civile.

Il primo degli otto obiettivi di sviluppo del 3° millennio si prefigge di ridurre della metà (dal 1990 al 2015) la percentuale di popolazione che vive in condizioni di povertà estrema e di sradicare la fame. Dopo dieci anni siamo lontani anni luce dalla realizzazione di quel proclama.

Uomini, donne e bambini dei PVS, ma non solo di quelli, continuano a morire ogni minuto per la fame e per la sete nell’indifferenza di molti e nel silenzio dei mass media: i cosiddetti talk-show si limitano a lanciare qualche richiesta di aiuto alla gente brava e di buona volontà che forse avrebbe a sua volta bisogno di un sostegno non solo finanziario, ma anche (in)formativo, dal momento che questa pletora di programmi di intrattenimento nelle fasce di maggior ascolto finisce per provocare imbarbarimento culturale e condizionare in maniera negativa le persone più fragili e più sensibili.

Gli organi d’informazione (carta stampata, giornali radio e televisivi) sono “distratti”, fatte poche eccezioni, dalle cronache della cattiva politica, dello spettacolo, dello sport, della vita sconsiderata e senza contenuto dei VIP, della cronaca nera i cui argomenti riempiono interi pomeriggi di notizie e commenti che finiscono per dare il voltastomaco a chi ascolta, non rispettano il dolore dei parenti e non lasciano “riposare in pace” le vittime.

I sei telegiornali nazionali (3 della RAI e 3 di Mediaset) nel 2009 hanno parlato delle crisi umanitarie per meno del 16% del loro palinsesto e, in ordine di tempo decrescente, occupato il restante tempo per l’Afganistan (il 31% delle notizie riguardano la missione italiana di “peace-keeping!” e scarso interesse viene rivolto alla popolazione civile), per la Somalia (soprattutto notizie sulla pirateria che ostacola le attività -meglio gli interessi- occidentali, il Pakistan, la malnutrizione, il Sudan, l’AIDS, lo Yemen (per tutelare eventuali turisti italiani), lo Sri Lanka, la Repubblica Democratica del Congo, le malattie tropicali.

Un’amara considerazione va fatta sulla finanza che non conosce crisi (ma mette in gravi difficoltà gli onesti lavoratori ed i risparmiatori) e sui dati delle “banche armate” cioè degli istituti bancari che fanno affari per quasi 6 miliardi di euro (addirittura attraverso programmi intergovernativi!) con il commercio e le esportazioni delle armi prodotte in Italia verso paesi extra UE e Nato: Ubi Banca, Deutsche Bank e il gruppo italo-francese Bnl-Bnp coprono i tre quarti del mercato finanziario relativo alle esportazioni; a quelle si aggiungono una ventina di banche, sia italiane che estere, con importi assai inferiori: il gruppo Intesa San Paolo, la Cassa di Risparmio di La Spezia, Unicredit, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Banca Popolare Commercio e Industria, Banca Antonveneta, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Valsabbina, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Credicoop di Cernusco sul Naviglio e Banca Popolare di Milano. Con i soldi e i risparmi della gente onesta, con i nostri risparmi, affaristi senza scrupoli lucrano su commerci ignobili!

Il movimento Shalom onlus è per statuto una associazione di pace e in tal senso pensano, parlano e operano i suoi membri: tutti noi diciamo un assoluto NO alla violenza e alla barbarie della guerra e ci proclamiamo, a partire dal fondatore, operatori di pace.

Vogliamo: restituire la terra alla gente che ci vive sopra, lottando contro il comportamento dei singoli e delle multinazionali che pensano al proprio tornaconto; realizzare un programma etico di sviluppo e fare in modo che stato beneficiario e imprenditoria donatrice possano guadagnare in modo corretto e rispettoso dei diversi interessi; creare una classe dirigente e persone del movimento capaci di pensare e di realizzare il proprio benessere e quello degli altri, in particolare delle persone più bisognose e in maggiore difficoltà; realizzare progetti sociali (acqua, agricoltura, salute, casa, educazione, ambiente, energia) con il diretto coinvolgimento dei governi e delle popolazioni interessate.

In questo modo i fratelli che ricevono il nostro aiuto si affrancheranno dalla dipendenza, a volte purtroppo dalla nuova schiavitù, verso i paesi definiti più evoluti. Al beneficio portato dall’esterno devono affiancarsi soldi e risorse umane del paese aiutato; cooperazione internazionale e impegno locale daranno risultati in termini di attività produttive e di lavoro, porteranno gradualmente alla maggiore responsabilità di ciascuno e al benessere o almeno ad un minore malessere di tutti.

Occorre fare attenzione alla sicurezza degli operatori umanitari e tutelare gli eventuali investitori presentandosi con trasparenza e parlando con franchezza ai governanti, alle istituzioni e ai referenti dei paesi beneficiari perché anche nelle zone attualmente in pace può scoppiare all’improvviso la guerra quando ci sono dei profitti da spartire e quando prevalgono gli egoistici appetiti personali o gli interessi di singole caste o etnie.

Così nascono le dittature che impongono il personalismo attraverso l’uso delle armi, la violenza, lo spargimento di sangue di civili inermi e incolpevoli.

Per questo il nostro movimento si batte per affermare la democrazia che significa espressione della cultura, dialogo tra intelligenze, confronto aperto di opinioni, perseguimento del bene comune e realizzazione della vera umanità.

Buon anno a tutti!

Andrea Sansevero

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. loscalzo1979
    Mar 01, 2011 @ 13:06:57

    E’ stato un piacere partecipare a questa giornata e sentire gli interventi, in particolari quelli di Cappelletto e della Ferrari li ho trovati molto interessanti e significativi

    Rispondi

  2. laura
    Mag 20, 2011 @ 16:53:05

    io ho un bambino adottato a distanza del burkina faso sono contenta di quste persone che fanno volontariato e che non ci sia come in altri movimenti persone che si fanno i loro interessi e non x le persone che hanno bisogno. io e mio marito siamo pensionati e con una pensione bassa ma facciamo un sacrificio x mandare i soldi al nostro bambino sperando che abbia un futuro migliore vi saluto laura

    Rispondi

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